Leopoldo Fregoli
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| Immagine reperita da: Wikipedia |
Leopoldo Fregoli: l’uomo che cambiava volto al teatro e anticipò il cinema
Cari amici lettori,
riprendiamo il nostro viaggio alla scoperta dei più grandi artisti del passato. Nell’articolo di oggi parleremo di una branca della magia che, a mio avviso, affascina enormemente anche i profani: il trasformismo.
Quando si parla di trasformismo, il primo nome che oggi viene in mente è senza dubbio quello di Arturo Brachetti, uno dei migliori trasformisti al mondo. Colgo l’occasione per consigliarvi di assistere a un suo spettacolo a teatro: ciò che vedrete vi lascerà letteralmente senza parole.
Ma come spesso accade, dietro i grandi artisti contemporanei si nascondono figure straordinarie del passato. Il trasformismo, infatti, ha un padre indiscusso, colui che ha coniato e portato alla ribalta quest’arte in tutto il mondo. I più appassionati avranno già capito di chi stiamo parlando.
Il suo nome è Leopoldo Fregoli.
Scopriamo insieme la sua storia e il suo incredibile talento nelle prossime righe.
Buona lettura.
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Biografia
Leopoldo Fregoli nacque a Roma il 2 luglio 1867. Fu attore, trasformista, regista e sceneggiatore italiano, passato alla storia come il più celebre interprete del trasformismo teatrale, al punto da esserne considerato l’inventore e il massimo rappresentante.
Proveniente da una famiglia di condizioni modeste ma dignitose, Fregoli era figlio di Giovanni Fregoli, maggiordomo del conte Luigi Pianciani, primo sindaco di Roma dopo l’Unità d’Italia. Rimasto orfano di madre, Maria Mancinelli, all’età di cinque anni, iniziò fin da giovanissimo a confrontarsi con il mondo del lavoro.
Durante l’adolescenza svolse diverse occupazioni, ma allo stesso tempo si avvicinò sempre di più all’ambiente teatrale, frequentando compagnie e sperimentando l’attività di comico, illusionista e cantante.
Entrato in contatto con le compagnie teatrali e con l’ambiente dei locali popolari, sviluppò una naturale predisposizione per l’imitazione, la recitazione e l’arte del travestimento. Queste inclinazioni, unite a una spiccata versatilità espressiva, costituirono la base della sua futura identità artistica.
Le esperienze giovanili e il contesto culturale della Roma di fine Ottocento contribuirono in modo determinante alla formazione di Fregoli, ponendo le fondamenta di un percorso che lo avrebbe reso una delle figure più originali e influenti della storia del teatro.
Carriera
Il nome di Leopoldo Fregoli è entrato stabilmente nel linguaggio comune come sinonimo di trasformista: ancora oggi si dice “è un fregoli” per indicare chi sa mutare aspetto o ruolo con grande rapidità. Meno noto è che, agli esordi, Fregoli si dedicò anche alla prestidigitazione.
Da giovanissimo assistette a uno spettacolo del celebre illusionista Carl Compars Herrmann al Teatro Argentina di Roma, rimanendone profondamente affascinato. Decise così di imitarlo e di avvicinarsi all’arte magica in modo semi-professionale. Acquistò gli attrezzi del mestiere presso una casa magica di Parigi e, dopo circa sei mesi di allenamento, si presentò al Teatro Metastasio. Aveva appena quindici anni ma non ebbe successo, ma non lo scoraggiò. Nonostante le resistenze del padre, Fregoli abbandonò il lavoro di orologiaio per tentare la strada del teatro, questa volta come attore brillante.
L’occasione decisiva arrivò con la guerra d’Africa, durante la quale svolse il servizio militare in parte a Massaua, in Eritrea. Qui ricevette l’incarico di organizzare spettacoli d’arte varia per intrattenere ufficiali e soldati. La mancanza di artisti lo costrinse spesso a sostenere da solo più ruoli nello stesso spettacolo. In una memorabile serata, a causa dell’assenza degli attori di una farsa, interpretò successivamente il servo, il padrone, l’amica della moglie e l’amante, cambiando costume e carattere con incredibile rapidità. Il successo fu clamoroso: in quella circostanza nacque di fatto un nuovo genere di spettacolo, il trasformismo, affine per concezione e ritmo alla prestidigitazione.
Rientrato in Italia, Fregoli era ormai un nome noto. Da Roma partì con la sua compagnia di varietà internazionale, iniziando una lunga tournée che lo portò in tutta la penisola, sempre accolto da un crescente entusiasmo. Il successo divenne per lui uno stimolo continuo a perfezionarsi, aumentando progressivamente il numero di personaggi interpretati nello stesso spettacolo. Arrivò a realizzare fino a sessanta trasformazioni in una sola serata.
Nel 1892 fondò ufficialmente la Compagnia di Varietà Internazionale, con la quale, nel giro di due anni, si esibì in tutta Italia. Nel 1893 sposò Velia, conosciuta l’anno precedente a Livorno durante una tournée.
Nel 1894 debuttò all’estero al Teatro Principal di Barcellona, dando avvio a una lunga tournée spagnola che toccò Madrid, Siviglia, Cordova, Valencia e Xeres. Tra il 1895 e il 1896 si esibì in America Latina (Argentina, Brasile e Uruguay) e nel maggio del 1896 debuttò negli Stati Uniti, dove rimase in tournée per sei mesi.
Il punto più alto di questa fase fu lo spettacolo Eldorado, considerato il suo capolavoro. La scena si apriva nello studio di un impresario intento a scritturare artisti: un espediente che permetteva a Fregoli di presentarsi di volta in volta nei panni di una ballerina, di un prestigiatore e di numerosi altri personaggi. Lo spettacolo varcò presto i confini italiani, trionfando in tutta Europa, Russia compresa, e successivamente nelle due Americhe.
Nel 1897 si trasferì a Londra, esibendosi al teatro Alhambra. Nello stesso anno tornò in Sud America e successivamente riprese il circuito europeo. Nel 1898 si stabilì ad Asti, dove fece costruire una villa che dedicò alla moglie Velia. Nel dicembre dello stesso anno tornò a esibirsi a Roma, al Teatro Valle. La sera del debutto il teatro era gremito e tra il pubblico erano presenti importanti personalità del mondo teatrale, letterario e istituzionale, tra cui spiccava Eleonora Giulia Amelia Duse, una delle più grandi attrici del teatro italiano.
Il successo internazionale e gli ultimi anni di attività
Nei primi anni del Novecento Leopoldo Fregoli raggiunse l’apice della sua carriera artistica e della sua fama internazionale. Le tournée si susseguirono senza sosta, sia in Italia sia all’estero, e ogni esibizione confermò il suo status di artista unico nel panorama teatrale dell’epoca. In patria calcò i palcoscenici dei teatri più prestigiosi, mentre all’estero si esibì in numerose capitali e grandi città, tra cui Parigi, Londra, Berlino, Vienna, San Pietroburgo, Bruxelles, Madrid, Lisbona e Barcellona, oltre a importanti centri delle Americhe come New York, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Città del Messico e Montevideo, contribuendo a rendere il trasformismo uno spettacolo di risonanza mondiale.
Nel 1906 Fregoli incise un disco a 78 giri per la neonata Società Italiana di Fonotipia di Milano, entrando a far parte della collana dedicata ai grandi comici italiani dell’epoca. Il 16 giugno 1909, nel pieno del suo successo, fu invitato a esibirsi nella Sala Pia del Vaticano e venne successivamente ricevuto in udienza da Papa Pio X, evento che testimonia il prestigio e la notorietà raggiunti anche negli ambienti istituzionali.
Un momento critico segnò la sua carriera nel 1911, quando si separò dallo storico impresario Giuseppe Paradossi, affidando la gestione al suo amico d’infanzia Virgilio Crescenzi. La nuova direzione si rivelò disastrosa: Crescenzi fuggì improvvisamente lasciando un ingente passivo economico, che nel 1913 portò Fregoli a trovarsi in gravissime difficoltà finanziarie. Dopo lo sconforto iniziale, l’artista reagì facendo leva sul proprio talento: organizzò nuove tournée, in particolare in Spagna, e tornò a esibirsi in importanti teatri italiani come il Politeama Rossetti di Trieste, il Teatro Costanzi di Roma e il Politeama di Napoli. Fu costretto a vendere Villa Velia, la residenza di Asti, ma riuscì progressivamente a risollevarsi, pur senza recuperare completamente la stabilità economica, anche a causa del contesto bellico.
Nel 1915 intraprese una lunga tournée in Sud America, che si protrasse per circa un anno. Nel 1916 tornò in Europa esibendosi a Parigi, nei teatri Bernhardt e Belleville. Tra il 1918 e il 1919 maturò più volte l’idea di ritirarsi dalle scene, interrompendo per alcuni mesi l’attività artistica, ma nel marzo 1919 tornò sul palcoscenico con una serie di spettacoli a Napoli, al Politeama Giacosa. Tra il 1920 e il 1924 continuò a esibirsi in tournée italiane ed europee, per poi tornare nuovamente in Sud America nel 1925.
Nel febbraio del 1925, in Brasile, Leopoldo Fregoli mise in scena l’ultimo spettacolo della sua carriera. Nell’aprile dello stesso anno annunciò ufficialmente il ritiro dalle scene, vendendo in breve tempo tutto il materiale teatrale.
Curiosità
Un pioniere del cinema prima ancora che fosse cinema
Verso la fine del 1897, durante uno spettacolo al teatro Des Célestins di Lione, Leopoldo Fregoli entrò in contatto con i fratelli Lumière. Rimase profondamente colpito dal nuovo strumento che stava rivoluzionando il mondo dello spettacolo: il cinematografo. Affascinato dalle sue potenzialità, ne acquistò subito un apparecchio e iniziò a sperimentarne l’uso all’interno delle proprie esibizioni teatrali, diventando uno dei primissimi artisti a integrare il cinema nello spettacolo dal vivo.
Il “Fregoligraph”
Fregoli non si limitò a proiettare immagini: realizzò veri e propri cortometraggi, spesso pensati come estensione del suo trasformismo scenico. Ribattezzò il cinematografo “Fregoligraph”, sottolineando il legame tra la nuova tecnologia e la sua arte. Tra il 1897 e il 1905 interpretò e diresse numerose pellicole, anticipando di fatto il concetto di cinema come linguaggio autonomo, ma anche come complemento del teatro.
Tra Lumière e Méliès
La figura di Fregoli colpì profondamente anche i pionieri del cinema. Fu protagonista di film ispirati al suo trasformismo, come Fregoli the Protean Artiste di Robert William Paul (1898) e L’Homme-Protée di Georges Méliès (1899), oggi considerato perduto. Questi lavori testimoniano quanto il suo stile fosse percepito come naturalmente cinematografico.
Fregoli davanti alla macchina da presa
Sono noti quattro film interpretati da Fregoli e realizzati dai fratelli Lumière, tra la fine del XIX secolo e i primi anni del Novecento. In queste brevi opere, l’artista mette in scena trasformazioni rapide, gag e situazioni comiche, dimostrando come il suo talento si adattasse perfettamente al nuovo mezzo.
La “Serie Fregoli”
Particolarmente affascinante è la cosiddetta Serie Fregoli, un insieme di 28 brevi spezzoni cinematografici realizzati tra il 1897 e il 1899, oggi in parte conservati e catalogati dalla Cineteca Nazionale. Non tutti i film sono attribuibili con certezza a Fregoli, ma molti lo vedono protagonista in situazioni quotidiane, ruoli comici e giochi di prestigio. In queste pellicole l’artista appare nei panni, tra gli altri, di barbiere, soldato, musicista, illusionista e gentiluomo, offrendo una testimonianza unica del suo stile e della sua versatilità.
Un artista “nato per il montaggio”
Uno degli aspetti più sorprendenti è che il trasformismo di Fregoli anticipa il linguaggio cinematografico moderno: cambi rapidi, salti di ruolo, illusioni visive e ritmo serrato ricordano tecniche che diventeranno tipiche del montaggio filmico. Non a caso, il suo nome è spesso citato negli studi sul rapporto tra teatro, magia e nascita del cinema.
Opere
Nonostante la fama enorme di Leopoldo Fregoli come trasformista e innovatore teatrale, non esiste un catalogo corposo di libri tecnici o manuali di prestigiazione pubblicati da lui in vita dedicati a prestigiatori o artisti del genere. Tuttavia, alcune opere e testi sono legati alla sua figura, alla sua esperienza e alla sua influenza nello spettacolo e nelle arti performative.
Fregoli raccontato da Fregoli (1936)
La principale e più significativa pubblicazione direttamente attribuita a Leopoldo Fregoli è l’autobiografia intitolata Fregoli raccontato da Fregoli, pubblicata originariamente nel 1936 con prefazione di Mario Corsi. Si tratta di un volume in cui lo stesso artista ripercorre la propria vita artistica, racconta i dietro le quinte delle sue esibizioni, i personaggi interpretati e il percorso creativo che lo portò a inventare il trasformismo come forma teatrale. Questo testo, ampiamente illustrato e raro, costituisce una fonte primaria unica sulle tecniche, aneddoti e filosofia teatrale di Fregoli.
Questa autobiografia è stata ristampata e presentata anche in edizioni più moderne con contributi di artisti contemporanei, ad esempio in volumi in cui viene introdotta da trasformisti come Arturo Brachetti, che contestualizzano la figura di Fregoli all’interno della storia del trasformismo.
Biografie e studi su Fregoli
Anche se non si tratta di opere scritte da Fregoli, diversi testi biografici e storici includono approfondimenti sulla sua figura e possono essere considerati opere di riferimento per addetti ai lavori interessati alla storia della magia, del varietà e del trasformismo:
Biografie moderne, come quella pubblicata da Alex Rusconi (2011), che analizza vita e arte di Fregoli collocandolo nel contesto della storia dello spettacolo italiano.
Questo tipo di pubblicazione è particolarmente utile per prestigiatori, storici del teatro o studiosi di arti performative che vogliono comprendere l’evoluzione del trasformismo e il ruolo di Fregoli in quella trasformazione culturale e artistica.
Altri riferimenti storici
Fregoli è citato anche in opere di critici e storici del teatro dell’epoca o immediatamente successivi, che non sono opere del trasformista stesso ma contengono importanti materiali su di lui. Tra questi si annoverano testi di fine Ottocento e primo Novecento che documentano il varietà e le arti dello spettacolo: sono fonti primarie storiche preziose per chi studia il periodo, anche se non sono manuali tecnici di prestigiazione, ma piuttosto fonti storiche e critiche.
Ultimi anni e morte
Dopo una carriera lunga e piena di successi internazionali, Leopoldo Fregoli iniziò a rallentare progressivamente l’attività nei primi anni del XX secolo. Nel febbraio del 1925 tenne in Brasile l’ultimo spettacolo della sua vita, un evento che segnò simbolicamente la fine della sua intensa attività artistica. Nel aprile dello stesso anno annunciò ufficialmente il ritiro dalle scene e vendette in breve tempo gran parte del materiale scenico che aveva accompagnato la sua carriera di trasformista.
Fregoli si ritirò a vita privata a Viareggio, città sulla costa toscana dove aveva deciso di trascorrere gli ultimi anni della sua esistenza lontano dai palcoscenici. Qui visse in tranquillità insieme alla moglie, dedicandosi a tempo libero e alla stesura delle sue memorie.
Il 26 novembre 1936, all’età di 69 anni, Leopoldo Fregoli morì a Viareggio. La sua morte è attribuita a cause naturali legate all’età.
In un primo tempo fu sepolto a Viareggio, ma per volontà della famiglia due anni dopo le sue spoglie vennero trasferite nel Cimitero del Verano a Roma, dove tuttora riposano. Sulla sua tomba è incisa un’epigrafe particolarmente significativa:
«Qui Leopoldo Fregoli compì la sua ultima trasformazione»
frase che riflette il suo spirito artistico e la capacità di reinvenzione che lo ha reso celebre.
Conclusione
Spero che questo viaggio nel mondo di Leopoldo Fregoli vi abbia appassionato quanto ha appassionato me nel raccontarlo. Mi scuso se la lettura risulta un po’ lunga, ma era doveroso cercare di raccontare Fregoli nel migliore dei modi possibili. Per chi già lo conosce, spero sia stato un modo per scoprire nuovi dettagli della sua vita e del suo incredibile talento; per chi lo incontra per la prima volta, spero di avervi fatto scoprire una figura straordinaria, capace di incantare il pubblico con il trasformismo e di lasciare un’impronta indelebile nel mondo del teatro e della magia. La sua arte, unica e memorabile, continua a ispirare e a stupire ancora oggi.
Nota sulle fonti
*Desidero precisare che le informazioni riportate in questo articolo sono frutto di un’attenta ricerca condotta attraverso fonti attendibili, tra cui biografie ufficiali, testi storici e portali specializzati in illusionismo e storia dello spettacolo. Alcuni contenuti sono stati consultati anche su Wikipedia e verificati, per quanto possibile, con fonti incrociate.
Invito chiunque voglia segnalare integrazioni, correzioni o approfondimenti a lasciare un commento nello spazio dedicato. Grazie per il vostro prezioso contributo alla qualità e alla precisione dei contenuti.
Vi saluto e vi ricordo che il nostro prossimo appuntamento è per sabato prossimo. Non mancate!
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-KID-

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