Il close-Up: Oltre le apparenze
"La vera magia è nella mente dello spettatore."
Benvenuti in questo nuovo articolo. Vorrei iniziare chiedendo scusa ai lettori, poiché sto per divergere da quanto ho sempre affermato, sia qui che sui miei social. Questo blog è stato creato principalmente per condividere esperienze personali, ma oggi desidero condividere un modesto pensiero, una filosofia che da secoli è stata oggetto di discussione tra i "Babbani" (coloro che, chiaramente, non possiedono alcun potere magico, come chiunque abbia visto Harry Potter ben sa).
Tornando a noi, il dibattito a cui spesso mi trovo a partecipare riguarda la distinzione tra close-up e magia da scena. Talvolta si tende a pensare che la magia da scena sia superiore al close-up. Non voglio suggerire che la magia da scena sia meno affascinante o più semplice del close-up, ma è importante comprendere che si tratta di due discipline diverse, ognuna con le proprie sfide e complessità. Purtroppo, molte persone sembrano non tenere conto di questa differenza. In questo articolo, cercherò di spiegare questa distinzione in modo chiaro, altrimenti rischio di avere qualche collega mago che mi sta aspettando dietro la porta di casa! 😅 Da questo punto in poi, condividerò le mie esperienze e le risposte che ho ricevuto da parte degli spettatori nel corso degli anni. Spesso mi sono ritrovato a discutere di questo argomento, cercando di far comprendere alle persone che chi si dedica al "close-up" (termine tecnico per chi fa magia ravvicinata) non è affatto meno talentuoso rispetto a chi esegue la grande magia, ovvero le grandi illusioni. Questi sono gli spettacoli in cui il mago può tagliare in due una persona o far sparire il proprio corpo per poi farlo riapparire altrove. Ma prima di procedere, definiamo chiaramente questi due termini:
Close-up: é una modalità di esecuzione magica in cui l'artista si esibisce a stretto contatto con il pubblico, di solito a una distanza molto ravvicinata. Questo tipo di magia coinvolge trucchi e illusioni eseguiti con oggetti comuni, come carte da gioco, monete, elastici o altri piccoli oggetti, manipolati direttamente davanti agli spettatori.
Magia da scena: La "magia da scena" è una forma di esibizione magica in cui l'artista si esibisce su un palco o una piattaforma davanti a un pubblico più ampio, in genere in un teatro, un auditorium o in un luogo dedicato alle performance. Questo tipo di magia è progettato per essere visibile a una vasta platea e spesso coinvolge effetti magici di dimensioni più grandi o visivamente impressionanti rispetto alla magia close-up. Gli effetti di magia da scena possono includere scomparse e apparizioni di persone o oggetti, illusioni di taglio e ripristino, levitazioni e molti altri trucchi che richiedono una preparazione più elaborata e spesso l'uso di attrezzature speciali.
Detto questo, dopo aver chiarito queste due differenze fondamentali, possiamo passare al cuore della questione. Molto spesso, mi capita di incontrare spettatori che presumono che chi esegue trucchi con un mazzo di carte da poker sia un principiante o che stia semplicemente ripetendo effetti visti su YouTube. Questo aspetto mi infastidisce notevolmente, perché dovremmo anche considerare chi abbiamo di fronte. Se vi trovate di fronte a un professionista, è altamente improbabile che vi mostri trucchi comuni e già visti su Internet. Chi vive di questa arte difficilmente si limiterebbe a ripetere ciò che è facilmente reperibile online. Posso garantirvi che se si tratta di un professionista, non vi mostrerà mai effetti banali.
Iniziano spesso con frasi come: "Perché non impari a fare quello che faceva Silvan? Questi giochi con le carte vanno bene per i bambini, non puoi intrattenere un pubblico adulto." Poi, si sentono in diritto di darti consigli "professionali" senza nemmeno avere una conoscenza reale del mondo magico. Quello che mi infastidisce profondamente è che, se dovessi vedere un muratore costruire una casa, non mi sognerei mai di andargli incontro a dargli suggerimenti su come fare il suo lavoro. Non riesco a capire perché, invece, con noi artisti, tutti si sentano liberi di dare consigli "PROFESSIONALI" su come dovremmo svolgere il nostro lavoro. Lo considero una mancanza di rispetto. È importante sottolineare che non sto insinuando che non siamo disposti ad accettare critiche, poiché, se costruttive, possono solo contribuire al nostro miglioramento. Personalmente, però, non accetto consigli professionali su come eseguire il mio lavoro o su come dovrebbe essere l'intrattenimento per il pubblico. Detto ciò, se dovessimo veramente approfondire il discorso, vorrei sottolineare che ciò che il comune spettatore dà per scontato, e quindi ritiene semplice da eseguire secondo i suoi ideali, potrebbe essere dimostrato come estremamente complesso, soprattutto per chi pratica il close-up. Questa disciplina richiede numerose accortezze e considerazioni che spesso non vengono riconosciute.
Il cosiddetto "giochetto con le carte", come lo definiscono i non addetti ai lavori (i "babbani"), richiede una vasta gamma di abilità, tra cui il saper comunicare (che è una delle capacità più cruciali in questa disciplina), la tecnica manipolativa, la narrazione, la misdirection, il contatto visivo, e l'uso della voce, tra le altre. Come potete vedere, ci sono molte sfaccettature su cui concentrarsi per rendere perfetto il "giochetto di magia con le carte". Guardando la realtà dei fatti, in effetti, rispetto alla magia da scena, il close-up può essere considerato ancor più complesso. Lo dico basandomi sulla mia esperienza personale, in cui occasionalmente mi sono cimentato con l'esecuzione di alcuni effetti di illusionismo. Anche chi si dedica alle cosiddette "grandi illusioni" deve tener conto di molti elementi, tra cui la presentazione del numero, la postura sul palco, il coinvolgimento visivo con il pubblico e, se il numero richiede del parlato, una buona dialettica. Inoltre, se si scende nei dettagli, ci sono altre complessità legate al trasporto e ai considerevoli costi associati all'acquisto degli attrezzi necessari. Il trasporto stesso rappresenta una sfida significativa. In altre parole, la magia da scena o da palco spesso non richiede abilità manuali particolari; l'effetto che il pubblico vede alla fine è in gran parte determinato dall'attrezzo o, in alcune occasioni, dall'assistente. Il performer si limita principalmente a presentare il numero nel miglior modo possibile. Se dovessimo confrontare le due discipline in termini di difficoltà, il close-up risulta notevolmente più complesso, soprattutto dal punto di vista dell'esecuzione tecnica. Purtroppo, la maggior parte delle persone non riesce a percepirlo.
In varie parti del mondo, si eseguono spettacoli teatrali interamente basati su un mazzo di carte come attrezzo principale. Per rendere ciò possibile, è essenziale avere l'attrezzatura adeguata per proiettare su un grande schermo quanto avviene sul tavolo da gioco. Il problema, dunque, è spesso rappresentato dalla tendenza degli italiani a sottostimare questa forma d'arte, così come il pensiero di dire che il mago sia solo per i bambini. Detto ciò, desidero chiedere scusa ai colleghi che hanno letto questo articolo e spero che possiate perdonarmi se ho, inavvertitamente, scritto delle imprecisioni, specialmente riguardo alle grandi illusioni, campo in cui non sono specializzato. Vi prego, anzi, di mettervi in contatto con me nel caso in cui ci siano errori che possano essere corretti per migliorare ulteriormente questo articolo.
In conclusione, come in tutte le passioni, nulla è semplice o scontato. Quello che vorrei comunicarvi è di riflettere attentamente prima di esprimere giudizi e considerare se sia davvero necessario condividere il proprio pensiero, poiché chi ama la propria passione può essere facilmente ferito, e la ripresa non è mai immediata, anche per coloro che hanno decenni di esperienza alle spalle. Spero vivamente di aver chiarito alcuni aspetti su entrambe le discipline e di avervi fatto capire che per entrambe è fondamentale dedicare tempo all'allenamento e alla pratica, poiché nulla avviene in modo immediato. In entrambi i casi, è necessario eseguire il numero così bene da far sì che mani o corpo si muovano automaticamente, consentendo di concentrare gli altri sensi su aspetti come il pubblico, la voce, lo sguardo e la postura.
Facendo una breve riflessione sulle proprie opinioni, comprendo che molte persone desiderano esprimere le proprie opinioni, e credo che sia giusto farlo. Tuttavia, vorrei chiedervi di commentare considerando il vostro gusto personale senza generalizzare o dare consigli su come svolgere il nostro lavoro. Capisco che per alcuni, un mazzo di carte possa sembrare meno coinvolgente rispetto a una performance in cui si taglia un corpo in due, ma in realtà, spesso ciò che fa la differenza non è tanto ciò che si fa, ma come lo si fa. Personalmente, ho assistito a spettacoli di grandi illusioni che mi hanno annoiato, ma quando ho visto lo spettacolo del Maestro Silvan, non mi sono annoiato minimamente nonostante alcuni effetti fossero simili a altre performance che avevo già visto. Credo che il gusto personale giochi un ruolo fondamentale in tutto questo.
Detto ciò, vi do appuntamento al prossimo sabato e vi ringrazio di cuore per aver letto anche quest'ultimo articolo. A presto!
-KID-

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