Dalla delusione alla gratitudine: la lezione imparata nel talent show.
"L'improvvisazione è un'arte che si impara nella vita, ma per creare uno spettacolo indimenticabile occorre dedizione e preparazione."
Cari lettori, benvenuti in questo nuovo articolo. Prima di continuare, volevo porvi le mie scuse per essere sparito per un'intera settimana. Mi ero ripromesso di scrivere un articolo alla settimana, ma a causa di impegni, ho saltato il nostro appuntamento lo scorso sabato. Comunque, venendo a noi, sono come al solito nel mio ufficio, e volevo condividere con voi una sensazione che ogni tanto provo. Mi capita spesso di poggiarmi sul mio letto, chiudere gli occhi e iniziare a pensare a tantissime cose. Spesso faccio fatica a credere che la mia passione per l'illusionismo sia diventata una professione a tutti gli effetti, e che oggi rappresenti la mia principale fonte di guadagno. Se penso che solo pochi mesi fa ho anche avviato la mia agenzia, davvero non riesco a crederci.
Ma non è stato tutto così semplice. Spesso nella mia vita mi sono sentito aggrappato al volante con la paura di affrontare quella curva, ma poi l'ho sempre superata. Ecco perché vorrei parlarvi della mia prima esperienza in televisione, il mio primo talent show. In realtà, prima di questo, feci le selezioni a Cinecittà per "Italia's Got Talent", ma non ebbi molta fortuna. Mi andò meglio con il programma "The Coach". Correva l'anno 2017 quando ricevetti una telefonata dalla mia titolare della scuola di ballo. Sì, avete capito bene, prima di fare magia che ci crediate o no ero un ballerino. Amavo la breakdance ed ero anche abbastanza bravo. Andavo a lezione insieme a mio fratello. Quello fu un bel periodo. Ho provato l'ebrezza di condividere la passione con mio fratello, ed è stato molto emozionante. Ma poi tutto ciò finì presto, infatti a nove anni mi appassionai all'arte magica.
Comunque, tornando alla telefonata di cui vi parlavo, c'era la titolare della scuola di ballo che mi propose di presenziare nella sua scuola per effettuare un provino per un nuovo programma televisivo. Mi spiegò che avevano scelto la sua scuola come sede per effettuare queste selezioni. Così, nel giorno prestabilito, andai in questa scuola. Ricordo che portai dei numeri molto visivi e scenici, il meglio del mio repertorio. Ovviamente, ero accompagnato dai miei genitori, che sin dall'inizio di questa avventura mi hanno sostenuto e continuano a farlo tutt'ora. Eseguii la mia esibizione di fronte agli autori del programma, che mi scrutavano con lo sguardo. Avevo curato anche il mio abbigliamento per avere un impatto migliore. In ogni caso, iniziai il mio provino. Ricordo che andò benissimo, gli autori rimasero sorpresi da quel piccolo ragazzino che, nel frattempo, faceva volare un tavolino e da delle fiamme vive tirò fuori un colombino, che tutt'oggi rappresenta la parte più bella del mio show. Finito tutto ciò, mi chiesero di uscire dalla sala e mi dissero di attendere un momento fuori, mentre tutti i miei compagni ritornavano direttamente a casa. Non capivo perché io avrei dovuto aspettare. Intanto, nella mia mente avevo mille pensieri, pensavo che avrei dovuto rifare qualcosa. Ma poi la porta si aprì e uscì un autore che mi disse testualmente: "Samuele, la tua performance è stata eccellente. Ti chiediamo di raggiungerci in ufficio per firmare la liberatoria per entrare direttamente nel programma. In questo modo ti eviti un secondo provino che viene effettuato a Budapest." Ragazzi, ero super felice, non riuscivo a crederci. Con soli due minuti di performance ero riuscito a conquistare gli autori ed ero già entrato nel programma.
Inoltre, ho avuto la fortuna di effettuare il provino nel mio stesso paese, e non avrei mai immaginato che sarebbe andato così bene. Il programma si sarebbe svolto nella meravigliosa Salsomaggiore Terme. Mi spiegarono che per partecipare era necessario avere un coach, quindi chiamai il mio amico Zigo, che avete già conosciuto nell'articolo precedente: "Un'esperienza umana indimenticabile: i salentipici e la missione di aiuto nel terremoto" (che vi consiglio di leggere). Tornando alla chiamata di Zigo, inutile dirvi che accettò immediatamente la proposta. Senza nemmeno avere il tempo di terminare la chiamata, era già da me a preparare la prima performance che sarebbe andata in onda. Studiammo insieme la routine che oggi fa parte integrante del mio spettacolo teatrale "Sensations". Ricordo che la prima fase del talent show, chiamata "fase Selection", non andò bene. Dietro le quinte, si notava mia madre palesemente preoccupata per me. Su YouTube ci sono ancora dei filmati, magari a fine articolo cercherò di indicarvi i link. Per i giudici, la mia performance non fu sufficiente. Mi diedero tre no, e fui mandato alla cosiddetta "last chance". Ero molto demoralizzato, ma con me c'era Zigo che mi tranquillizzò. Ci mettemmo subito al lavoro per poter centrare l'obiettivo e tentare di superare la "last chance" per accedere alla seconda fase del programma, chiamata "One to One". Passarono due giorni dalla prima performance e ero pronto a ritornare in studio per affrontare la mia last chance, che riuscii a superare con successo. Non c'era pubblico, ma solo tre giurati che mi giudicarono. Uno di questi era Mauro Atturo, uno dei migliori imprenditori d'Italia, che cercava di capire come noi artisti avremmo potuto trarre profitto dalla nostra passione.
Alla fine della performance, disse testualmente: "Samuele, non sono un artista, sono un imprenditore. Perciò, il giudizio artistico lo lascio ai miei colleghi. Ma quello che posso dirti è che sicuramente sei un ragazzo talentoso, e credo che tu sia una macchina che produrrà tanto profitto da questa passione." Le sue parole mi lasciarono sconvolto e felice. Anche il commento degli altri giudici fu positivo. Riuscii quindi ad accedere alla seconda fase del programma, la fase "One to One". Fortunatamente, questa andò meglio della prima. Ma c'era un piccolo imprevisto: le regole del gioco prevedevano che i nostri coach venissero scambiati durante la competizione. Non mi andava affatto di perdere il mio coach Zigo. Fortunatamente, avevo conosciuto gli altri coach e c'era qualcuno che avevo adocchiato (anche se gli altri coach non avevano nulla a che fare con il mondo dell'illusionismo). Li avevo osservati tutti da lontano e avevo capito chi poteva pilotare al meglio la propria squadra. Il programma era studiato alla perfezione. Mi sentii davvero dispiaciuto di dover abbandonare il mio amico Zigo, ma faceva parte del gioco. La cosa che più mi spezzò il cuore fu che lui uscì praticamente subito. La sua squadra venne eliminata e lo studio intero si tingeva di rosso. La tensione si poteva tagliare con un coltello. Il suo discorso fu davvero emozionante e io lo guardavo dall'altra squadra. Fu proprio la mia nuova squadra che eliminò la sua. Avevo mille emozioni diverse, volevo impazzire. Comunque, arrivo alla fase "Time Building". Voglio sottolineare che tutte queste fasi non vennero registrate in un'unica volta, ma dovemmo tornare più volte a Salsomaggiore Terme.
La fase "Time Building" rappresentava l'ultimo ostacolo prima della finale, ero a un passo dal raggiungere la cima del montepremi di 30.000 euro. Potrebbe non sembrare una somma enorme, ma per un ragazzo di 17 anni era un tesoro. L'aria era densa di competizione e con il nuovo coach abbiamo studiato una routine. In realtà, l'ho creata da solo perché il coach non aveva competenze nel campo dell'illusionismo; lui era un coach di canto. Zigo non c'era, quindi stavolta ero io a dovermi arrangiare. Ho studiato ogni dettaglio con cura. Avevo solo due minuti per eseguire la mia performance. La giuria, composta da Amilcar Moret Gonzalez, Little Phil, Ottavio de Stefano e Francesca Brienza, mi metteva un'adrenalina pazzesca. Esibirmi davanti a quei giudici era quasi spaventoso, ma quella paura è svanita nel momento stesso in cui ho messo piede sul palco. Prima di entrare, il mio coach mi ha suggerito di fare un numero di cartomagia come introduzione alla vera performance. Ho accettato la sua idea senza considerare che la produzione del programma sapeva esattamente cosa avrei fatto. Non ho valutato il fatto che avrei avuto solo due minuti di tempo per esibirmi. Ho iniziato la mia performance, ho eseguito una routine segui il consiglio del mio coach. I giudici si sono divertiti, ma la mia esibizione è stata fermata, proprio nel momento in cui iniziava quella ufficiale. Avevo superato il limite di tempo massimo. Ero nervoso e deluso con me stesso. Non potevo cambiare la scaletta all'ultimo secondo, ma ormai il verdetto era stato dato. Sono stato mandato all'eliminazione. Avevo l'opportunità di rientrare in gara solo se il mio nome fosse stato ripescato. Per ogni fase avevamo diverse magliette e l'ultima che indossai era quella nera con una grande "X" su di essa. Non riuscivo a crederci. Sembrava che tutto stesse andando per il meglio, ma alla fine ho dovuto abbandonare il programma. Il mio nome non è stato ripescato e persi la competizione. Ma da questa storia, esco comunque vincitore. Ho con me un bellissimo ricordo che sembra ancora fresco come se fosse ieri.
Da questa esperienza ho imparato tanto, ho capito che non si può improvvisare una parte della scaletta un secondo prima di entrare in scena. È un gesto irresponsabile. Come qualcuno ha detto: "Per creare uno spettacolo servono anni, ma per improvvisarne uno serve una vita." A 17 anni, non potevo permettermi di improvvisare, perché non ero pronto e forse non lo sono nemmeno ora. Ma in questo articolo, voglio esprimere la mia gratitudine a tutte le persone che sono state vicine, che mi hanno sostenuto e che continuano a farlo ancora oggi. Desidero ringraziare di cuore Zigo e i miei genitori, che hanno sempre creduto in me. Le loro parole di incoraggiamento e il loro sostegno incondizionato sono stati fondamentali per me durante questa avventura. Anche se ho dovuto affrontare le delusioni e gli ostacoli lungo il cammino, sono grato di aver avuto tali persone speciali al mio fianco. Questa esperienza mi ha insegnato che l'impegno, la dedizione e la preparazione sono essenziali per raggiungere i propri obiettivi. Mi ha aperto gli occhi sulla realtà del mondo dello spettacolo e mi ha reso più consapevole delle mie capacità e limiti. Ogni sfida affrontata mi ha reso più forte e mi ha aiutato a crescere come artista e come persona.
Nonostante la delusione di non aver vinto la competizione, ho guadagnato molto di più. Ho guadagnato esperienza, saggezza e la determinazione di continuare a perseguire la mia passione. Sono pronto ad affrontare nuove sfide e a dedicare anni di impegno per creare uno spettacolo che possa emozionare il pubblico. Ringrazio ancora una volta tutti coloro che mi hanno sostenuto lungo il percorso. Il vostro amore e supporto sono luce nella mia vita e mi danno la forza per continuare a seguire i miei sogni.
-KID-

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