Quando dire "no" diventa una lezione di vita: il mio errore e la sua lezione
"Nell'arte della negoziazione, il coraggio di dire 'no' è il primo passo verso il successo".
Cari amici lettori, eccoci di nuovo nel mio blog. Prima di tutto, desidero scusarmi per la mia lunga assenza e il fatto che non abbia pubblicato alcun articolo negli ultimi 4 mesi. Chi mi conosce sa bene che la mia estate è sempre molto movimentata. Infatti, se ricordate bene da un articolo passato, vi avevo anticipato della famosa Tournée che avrei affrontato con il mio spettacolo "Sensations". Approfitto di questa occasione anche per informarvi che è andato molto bene, ottenendo risultati eccellenti che non mi sarei mai aspettato di raggiungere. Detto questo, sono qui per raccontarvi un'esperienza che ha completamente cambiato il mio punto di vista sulla negoziazione di eventuali ingaggi. Qui sul mio blog, mi sento veramente libero di condividere tutto, anche se risparmierò dal menzionare nomi e cognomi delle persone coinvolte in questa avventura poco piacevole.
Tutto è iniziato con un semplice messaggio arrivato il 14 giugno mentre ero di ritorno da Roma (vi racconterò di più su questo più avanti, per ora rimarrà un segreto). Il messaggio conteneva queste parole testuali: "Salve, vorremmo sapere la sua disponibilità per il 21 luglio. L'evento si terrà in Basilicata, a Matera." era il presidente di un'associazione sportiva e che in quella giornata aveva organizzato dei tornei di calcio. Voleva il mio spettacolo nel campo da calcio, in un intervallo che sarebbe stato più o meno a metà serata. Io risposi immediatamente, dichiarando la mia completa disponibilità, poiché non avevo altri impegni per quella data e potevamo organizzare lo spettacolo nel campo da calcio. Il tipo scomparve per alcuni giorni, per poi riapparire con una telefonata, ricordandomi che mi aveva scritto su WhatsApp per il 21 luglio. Ovviamente, ricordavo perfettamente il messaggio. Al telefono, concordammo l'importo che avrei richiesto per quella serata, che lui accettò. Mi comunicò anche l'orario di inizio dello show, che era fissato per le 22:00. Spiegai in dettaglio tutte le mie esigenze tecniche e fornii informazioni sulle tempistiche di montaggio e smontaggio dello spettacolo. È importante sottolineare che sono un tipo molto pignolo e presto molta attenzione ai dettagli. Il mio format è abbastanza complesso da montare, quindi richiesi 40 minuti per l'allestimento e la preparazione. La mia richiesta fu accolta senza problemi, e tutto sembrava essere stato definito. Per essere sicuro come promemoria, allegai tramite messaggio due file PDF dopo la dettagliata telefonata esplicativa. Uno conteneva una descrizione dettagliata del mio spettacolo, che solitamente invio ai miei clienti. L'altro era una scheda tecnica con l'elenco di tutto il materiale che avrei utilizzato, sottolineando nuovamente la tempistica di 40 minuti. Ricevetti una conferma che tutto era chiaro e che il piano era pronto per essere messo in atto.
Passavano i giorni e la data del 21 luglio si avvicinava. Cinque giorni prima, ricevo una chiamata che mi ricordava dell'evento (cosa che personalmente detesto, poiché mi considero un professionista e in 15 anni di carriera non ho mai mancato un appuntamento). Con una voce poco chiara, rispondo: "Assolutamente, lei ha già fissato un appuntamento e tutto è stato confermato." L'interlocutore risponde: "Bene, però voglio farti sapere che prima di te ho avuto artisti davvero importanti che mi hanno fatto fare un figurone, quindi ti prego di fare attenzione." Queste parole mi infastidiscono profondamente, poiché sembra che non si abbia fiducia nel mio spettacolo. Continua dicendo che non avremmo avuto abbastanza tempo per scaricare e montare 40 minuti erano decisamente troppi. Mi chiede se posso evitare di scaricare l'intero set e utilizzare solo il materiale strettamente necessario. Inoltre, mi propone di utilizzare il loro l'impianto audio e di interagire maggiormente con il pubblico adulto, non solo con i bambini. Onestamente, con tutte queste condizioni, avrei dovuto dire di NO, (il mio "no" non era dovuto all'interazione con il pubblico adulto, dato che nasco per un pubblico adulto. Era invece dovuto a tutte le condizioni organizzative) ma invece gli dico che è fattibile e che non è un problema. Terminata la chiamata, provo immediatamente una pessima sensazione e intuisco che l'evento non andrà bene in qualche modo. Il fatidico giorno arriva, e io sono ovviamente nel mio villaggio. Perciò, per raggiungere il luogo dell'evento, faccio due ore e mezza di strada. Una volta sul posto, mi fanno entrare con il mio furgone fino a raggiungere il campo da calcio. Mi dicono che posso cominciare a scaricare il materiale e prepararlo in modo che, quando sarà il momento opportuno, dovrò solo entrare nel campo e posizionare i due tavolini strettamente necessari per lo svolgimento dello show e il mixer da collegare al loro impianto.
Mi fanno attendere fino alle 23:00, un'ora di ritardo rispetto all'orario concordato. Ero innervosito perché non erano queste le condizioni concordate, ma era comunque giunto il momento di iniziare lo spettacolo. Posiziono tutto il mio materiale e collego tutti i cavi necessari. Qualcuno autorizza i bambini, erano circa una quindicina, tutti di età inferiore ai 7 anni, ad entrare nel campo. La cosa che mi ha colpito di più è che tutto il pubblico adulto è stato lasciato fuori dal campo da calcio, che a sua volta era circondato dalla classica rete. Quindi, non avevo contatto con il pubblico adulto, ma solo con i bambini. Nonostante ciò, Poco prima di iniziare, dopo aver capito la situazione, riesco a farmi dare dall'organizzatore un biglietto con 5 nomi di persone adulte, nel tentativo di ottenere almeno un minimo di partecipazione da parte del pubblico più adulto. Porto avanti i 45 minuti garantiti, ma sembrano una eternità. L'impianto tecnico non funziona bene, la musica è distorta e i microfoni fischiano. In quel momento, avrei voluto scomparire. Tuttavia, cerco di dare il massimo e coinvolgere anche i bambini più piccoli. Nonostante tutti i problemi tecnici, sembra che il pubblico si stia comunque divertendo. Riesco a concludere lo spettacolo, ma nel mio cuore sapevo che non è andato come avrebbe dovuto. Sento che il mio show ha dato solo un 20% di quello che avrebbe potuto dare. Smonto tutto rapidamente e lascio il campo in fretta. Aspetto ancora una ventina di minuti per essere ovviamente retribuito. Entriamo in uno spogliatoio per concludere la serata. Le parole dell'organizzatore sono le seguenti: "Samuele, devo dirti che qui si sono lamentati. Non sono rimasti contenti dello spettacolo, e nemmeno io lo sono perché non è stato come lo hai descritto."
A queste parole avrei desiderato esprimere la mia frustrazione e il mio disappunto, poiché quella sera avevo veramente cercato di dare il massimo e assicurare un prodotto di qualità. Ho preso una profonda boccata d'aria e ho risposto con calma: "È sempre semplice incolpare gli altri, ma la verità è che tu non hai fatto il tuo dovere nella pianificazione di questo evento. Mi hai costretto ad interagire con un pubblico che era fuori dalla rete e a lottare contro un impianto audio che ha contribuito solo a rovinare lo spettacolo. Tutto ciò è accaduto solo perché hai dato priorità alla velocità nel montare e smontare il mio format, ignorando che la creazione di uno spettacolo di magia richiede una grande attenzione per ogni singolo dettaglio." La sua risposta è stata: "Mi dispiace, ma lo show non vale il compenso che hai richiesto. Siamo disposti a dartene solo la metà."
A questa risposta ho capito che per lui non aveva importanza alcuna. Non cercavo di giustificarmi, ma ritenevo giusto mettere in evidenza tutte le dinamiche che hanno contribuito al fallimento, che certamente non è stato causato esclusivamente da me. Questa esperienza è stata un punto di svolta che mi ha fatto riflettere sulle trattative. Ora ho imparato, a mie spese, che talvolta un vero professionista deve saper dire di NO, anche se le complicazioni emergono solo a 5 giorni dall'evento. Il mio unico GRANDE errore è stato acconsentire alle sue condizioni, che si sono rivelate fatali per il mio spettacolo, compromettendo purtroppo anche la mia professionalità e la mia immagine.
In definitiva, guardando indietro a questa sfida, posso dire che è stata una pietra miliare nel mio percorso. Mi ha reso più forte e determinato. Ora sono più attento alle trattative, più deciso a proteggere la mia arte e la mia reputazione professionale. Questa esperienza non ha fatto altro che alimentare la mia voglia di crescere e migliorare costantemente.
Ricordate, cari lettori, che ogni ostacolo può diventare un'opportunità di apprendimento. Anche quando le cose sembrano andare male, è il nostro impegno e la nostra resilienza a fare la differenza. Quindi, non abbattetevi mai di fronte alle sfide, perché sono esse a plasmare il vostro cammino verso il successo.
-KID-

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